Il discorso del nuovo Sindaco di Todi, Carlo Rossini, all’insediamento del Consiglio comunale – lunedì 11 giugno 2012

Buonasera a tutti voi e benvenuti nella Sala del Consiglio Comunale di Todi, oggi riunito per la prima volta dopo le elezioni amministrative dello scorso mese di maggio.
Un primo e cordiale saluto a tutte le cittadine e a tutti i cittadini tuderti, che dal 23 maggio scorso ho l’onore di rappresentare; un particolare pensiero a coloro che hanno riposto in me la loro fiducia, nel profondo rispetto di chi ha espresso altre sensibilità e preferenze.
Saluto il neoeletto Presidente del Consiglio comunale, Dott. Francesco Maria Alvi ed insieme a lui i Vice Presidenti, nella certezza che sapranno sempre assicurare un confronto ampio, proficuo e sereno nella massima assise cittadina.Rivolgo un personale saluto all’intero Consiglio comunale, profondamente rinnovato, ricco anche di giovani energie, di intelligenze e sensibilità, che molto bene faranno, ne sono certo, alla nostra Città.
Assicuro fin d’ora a ciascun consigliere il mio massimo rispetto e la mia massima considerazione, nella consapevolezza che siano proprio i consiglieri comunali a rappresentare prima di tutto la Città ed i suoi abitanti.
Mi siano consentite due note di rammarico, in tal senso.La prima, per la riduzione dei componenti il Consiglio comunale di Todi, passati da 20 a 16 secondo disposizioni di Legge che rispettiamo, ma che fatichiamo a condividere, non incidendo sui costi della politica e riducendo, però, significativamente le capacità di rappresentanza della nostra assemblea.
La seconda, per la totale assenza in questo consiglio di consiglieri donna. È un vulnus su cui tutti, trasversalmente, partiti in primis, dobbiamo riflettere. È un arretramento rispetto alla precedente consiliatura che si è conclusa con 5 consiglieri donna su 20 componenti. Questa assenza, seppur nel grande rispetto del voto espresso dai cittadini, ci parla ancora una volta degli sforzi tutt’oggi necessari per una piena rappresentanza di genere nelle istituzioni e lo sviluppo di pari opportunità sostanziali. Diversamente da così, la politica rischia di perdere una sensibilità, quella delle donne, indispensabile alla vita comune. Da parte mia manifesto fin d’ora tutto l’impegno per la rimozione degli ostacoli ancora presenti e la volontà di attivare fin da subito forme e strumenti di consultazione strutturata e continua.
Con piacere constato, invece, che molti sono i giovani alla loro prima esperienza in questo Consiglio comunale; tale rinnovamento è insieme un’impegnativa sfida ed una nuova opportunità. Una sfida per chi inizia a cimentarsi con la pratica amministrativa, un’opportunità per la Città, che può guardare con fiducia al proprio domani, certa di una classe dirigente al lavoro ed in formazione fin da oggi.
Per la prima volta, dopo cinque anni passati in questa aula come consigliere comunale, ho l’onore di avviare i lavori del nuovo Consiglio da sindaco e lo faccio con emozione  e con rispetto per questa istituzione che deve essere il luogo centrale e privilegiato di ogni decisione strategica per la nostra città. L’avvio di un nuovo mandato amministrativo è preziosa occasione per riflettere su quanto ci si vuole impegnare a fare: non è questo il momento per discutere dei progetti e delle idee concrete – lo faremo nella seduta di Consiglio in cui discuteremo gli indirizzi programmatici dell’Ente – ma delle idealità e delle motivazioni che hanno spinto e condotto noi tutti ad assumere questi incarichi, per volontà espressa dal corpo elettorale.
Quanto compiamo quest’oggi è una sorta di liturgia solenne (dove “liturgia”, per altro, significa “azione del popolo”) che scaturisce dalle regole della democrazia. Democrazia che vede nella Repubblica e nella sua Costituzione i baluardi ed i riferimenti per ogni atto da compiere.
Proprio alcuni giorni fa, il 2 Giugno, celebrando il 66° anniversario della Repubblica italiana, ho avuto il piacere di consegnare ai giovani che in questo anno compiono la maggiore età, una copia della Carta costituzionale, perché venisse sottolineato – come accade appunto nelle liturgie – il senso ed il profondo significato di una appartenenza comunitaria, accompagnata da un nuovo status che viene ad essere acquisito dai diciottenni: quello di elettori.
Il giuramento che ho appena pronunciato evoca proprio le radici del nostro stare insieme e il senso del nostro impegno per il bene comune.
L’etimologia della parola “sindaco” rimanda al greco Sýndikos, che significa “amministratore di giustizia”, significa aver cura del bene di tutti, dei beni di tutti. Dunque, il primo compito del Sindaco è quello di impegnarsi per una società più giusta, è quello di compiere scelte che sappiano andare nella direzione del bene comune e della cura di chi è più debole.
Conosciamo tutti le difficoltà del tempo presente, le sfide vere per chi amministra oggi le Città, tra problemi e richieste crescenti di persone, famiglie, imprese e tagli di bilancio, necessari e gravosissimi. Sono certo che nella nostra Carta costituzionale si intravedano con grande chiarezza, oggi come ieri, le vie per uscire da questo stato di cose: il diritto al lavoro, i doveri inderogabili di solidarietà economica, politica e sociale, l’equità, la tutela dei più deboli, il diritto allo studio, alla salute, all’assistenza, la tutela del nostro patrimonio, la promozione degli enti locali…Spetta a ciascuno di noi accogliere l’invito del Presidente Napolitano per rilanciare il nostro Paese, le nostre comunità: “bisogna portarsi tutti all’altezza dei problemi da sciogliere e delle scelte da operare.”
È per questo che, a prescindere dalle bandiere e dalle ideologie, intendo rinnovare a tutti voi questa sera il mio impegno ad essere il Sindaco di tutta la città, nella convinzione che con la vittoria elettorale non si diventa padroni o proprietari della Città: se ne diventa, piuttosto, servitori.
Tutto appartiene alla comunità, nel cui nome si opera e nel cui interesse si agisce. Raccogliamo questa sfida in un periodo di grande crisi del rapporto tra cittadini e politica, che occorrerà recuperare e migliorare.
Risuonano con grande attualità le parole che qualche anno fa, il Vescovo Tonino Bello, voce profetica della Chiesa Cattolica, rivolgeva ai politici: “Oggi il vostro mestiere è fra i più ingrati e incompresi. Quando si parla di voi la gente corruga la fronte, ricorre alla battuta convenzionale, si sente autorizzata dal tacito consenso generale ad avanzare giudizi pesanti e, bene che vada, l’aggettivo più innocuo che appone alla parola “politica” è quello di “sporca”. (…) È segno che c’è un diffuso scetticismo sulla gratuità del vostro impegno, o sulla serietà della vostra missione, o sull’autenticità del vostro carisma. E anche quando vi siete prodigati con la generosità più pura, vi sentite al centro di una nebulosa di sospetti. Anche quando vi siete spesi senza parsimonia e avete pagato prezzi altissimi di tempo, di fatica mentale e forse anche di denaro, siete costretti a difendervi dalle aggressioni della critica mordace, dalla perfidia dell’ironia subdola, dal distorcimento operato perfino sulle vostre intenzioni più pulite, dal livore di parte o dalla strumentale manipolazione degli avversari. Non c’è che dire. La vostra, oggi, è davvero una vita scomoda.”È così. Ne sono e ne siamo in molti consapevoli.
Eppure sappiamo che una via d’uscita c’è. È la strada dell’ascolto, della partecipazione, della trasparenza amministrativa, della disponibilità totale all’impegno.
Il Comune è il livello istituzionale più vicino ai cittadini. L’ascolto dei problemi della Comunità, il dialogo permanente sulle iniziative da intraprendere e la trasparenza rappresenteranno la via migliore per ricostruire un tessuto sociale, per ridefinire ruolo e funzioni della politica. È anche questo, forse soprattutto questo, il compito che tutti noi oggi abbiamo di fronte: contribuire, amministrando le nostre comunità, a creare una società più giusta, equilibrata, culturalmente matura, dove il civismo, il senso della civitas, quello che fa sentire di appartenere ad una collettività, si affermano sugli interessi particolari, gli egoismi, i privilegi, le rendite di posizione.
Occorre ritrovare la capacità di far sentire ciascuno di noi responsabile di un destino comune, dentro un quadro di regole condivise, nell’affermazione quotidiana del principio di legalità, nel rispetto delle opinioni diverse e, a volte, persino contrapposte che mai devono essere demonizzate. Nel rispetto dell’altro, mai limite, sempre risorsa per scoprire se stessi.
Saranno anni impegnativi, lo sappiamo. Le previsioni che analisti ed economisti fanno per i prossimi anni, sono, per il nostro Paese, ancora molto preoccupanti. La crisi c’è, e Todi, è del tutto evidente, non ne è immune.
Quindi dobbiamo essere consapevoli che primo nostro compito sarà quello di dedicare la massima attenzione al mondo del lavoro e delle imprese, alle famiglie, ai settori più indifesi della società, pur sapendo che un Comune ha strumenti limitati per poter intervenire e risolvere, e che da soli non possiamo fare molto.
Perseguiremo l’obiettivo di un grande rigore nel controllo della spesa e applicheremo massima attenzione nel praticare il risparmio.
Allo stesso tempo occorre interrogarsi su come essere più produttivi, efficienti, rapidi, meno burocratici e più pragmatici: la qual cosa non significa disattenzione alle regole, ma semplificazione delle stesse quando queste dipendono dalla nostra autonomia di azione. Risparmiare vuol dire anche fare di più e meglio in minor tempo e soddisfare i cittadini offrendo servizi migliori e risposte più celeri.
Su questo chiamo alla responsabilità anche i nostri cittadini: il “risparmio sociale” di una comunità si raggiunge anche se ciascuno di noi si comporta virtuosamente.Penso, per esempio, ad una corretta raccolta differenziata dei rifiuti, all’uso delle fonti rinnovabili per la produzione di energia pulita, ad una maggiore attenzione verso lo spazio pubblico, a mantenere pulite, con attenzione, le nostre strade, i giardini, le piazze, le fontane, a non danneggiare beni comuni ed arredi urbani.
Penso a comportamenti civici che –in quanto tali- si trasformano immediatamente in un risparmio per la spesa pubblica. Metteremo grande impegno nel riesame di tutta la politica fiscale e tariffaria secondo i principi di equità e progressività e saremo altrettanto determinati nel combattere l’evasione fiscale.
Abbiamo ricevuto in eredità una città dalla storia millenaria, che consapevole del proprio potenziale e delle proprie risorse deve ritrovare la forza, la volontà di intraprendere la strada del rilancio e dello sviluppo.
Questo è il tempo di abbandonare le inutili divisioni, le critiche improduttive.Io interpreto questo mandato con la necessità di abbandonare le visioni e gli interessi meramente individualistici per recuperare il comune senso di appartenenza, l’entusiasmo di collaborare per la riuscita dei progetti comuni, perché questa è l’unica via per lo sviluppo e il rilancio.
Cari cittadini, cari consiglieri: si esce dalla crisi tutti insieme, si fa crescere la comunità solo se ci si ritrova uniti nei momenti essenziali. Continuare a dividersi non serve. Occorre accordarsi, concretamente, sulle cose possibili, sulle cose da fare.
Penso al filosofo francese Jacque Maritain, al suo discorso all’Unesco del 1947 (La voie de la paix), ripreso dal Cardinal Scola in una sua recente Lectio Magistralis: stante la pluralità irriducibile degli attori sociali, l’ambito politico deve puntare a convergere verso un «pensiero comune pratico», cioè uno «stesso insieme di convinzioni volte all’azione».” Il che implica accettare l’inevitabile divergenza delle visioni del mondo, scommettendo al contempo sulla possibilità di intendersi concretamente sul da farsi. Questo non vuol dire rinunciare al piano della giustificazione teorica dell’agire pratico: sarebbe una scelta nullista. Significa piuttosto riconoscere che l’ambito politico non necessita, per essere in buona salute, del consenso totale (assai improbabile) intorno a visioni sostantive della vita. Accettando questa delimitazione si può realizzare quel bene comune essenziale .”
Da questo luogo della più alta rappresentanza democratica della città lancio, allora, un appello di forte e leale collaborazione, nel rispetto delle competenze di ognuno, per condividere ed attuare gli obiettivi dell’amministrazione e porre in atto quegli interventi di razionalizzazione, di modernizzazione e riduzione dei costi che dovranno essere compatibili con le entrate come previsto dall’art.81 della Costituzione che prevede per ogni provvedimento di spesa l’indicazione dei mezzi per farvi fronte.
Il Consiglio comunale è il luogo deputato all’elaborazione di indirizzi per l’attività amministrativa, oltre che organo deputato a svolgere le azioni di controllo necessarie. Come Amministrazione comunale ci atterremo scrupolosamente a questo duplice ruolo stabilito dalla Legge.
Ci preme, in questa sede, ancora una volta, rintracciare nei principi costituzionali i capisaldi attorno ai quali fondare la nostra attività nei prossimi anni, dando concretezza ai programmi. Ciò significa tradurre giorno dopo giorno i princìpi in obiettivi, coinvolgere le persone nelle scelte e nelle decisioni, assumersi le responsabilità di individuare le priorità nell’interesse generale.
Siamo qui per questo, maggioranza ed opposizione, per praticare la dialettica della democrazia e trasferirla in azioni capaci di accrescere le opportunità di soluzione ai problemi, dai più semplici ai più complessi.
Siamo qui per questo, scelti, tutti, dai nostri cittadini.L’augurio che mi faccio e che faccio alla Città è che ogni volta che avremo da discutere e votare un provvedimento, il nostro modo di porsi davanti ad esso sia quello che il Sindaco di Firenze Giorgio La Pira suggeriva al suo Consiglio comunale: «non (…) il voto a un uomo o a un gruppo di uomini, ma (…) l’indicazione di opere concrete da compiere».Un saluto a tutti i dipendenti comunali.
Al servizio dei cittadini: sarà questo l’impegno e lo stile personale del sindaco e degli assessori.
Siamo convinti che lo stesso spirito di servizio animi il lavoro di ciascuno dei dipendenti comunali, con attenzione, intelligenza e reale responsabilità.
Vogliamo che i cittadini siano orgogliosi del loro Comune e che i dipendenti comunali si sentano orgogliosi di lavorare per il bene della loro città. Le professionalità e l’impegno dovranno trovare modo di essere riconosciuti e valorizzati. Assieme determineremo le condizioni per far sì che questo accada, ma per arrivare al risultato di un pubblico, largo apprezzamento del lavoro che assieme svolgeremo, la disponibilità e la volontà di ciascuno dei dipendenti sono indispensabili.
Concludo esprimendo la convinzione, in me sempre più forte, che la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica non possa esaurirsi nel solo appuntamento con il voto.
Questo è senz’altro il momento in cui le opinioni di ciascuno si traducono in esplicito consenso alla politica, ai partiti, alle persone.
Ecco, si tratta di continuare in questa direzione. Di non esaurire in quest’aula il nostro ruolo, ma di stare a stretto contatto con le persone, ascoltare le loro idee, proposte, critiche e contestazioni. Discutere i progetti piccoli e grandi, spiegare le cose, accogliere i suggerimenti. Occorre farlo con tutte le energie possibili.
Per quanto mi riguarda, ho già scelto di essere a disposizione completa dei cittadini, ogni giorno, per tutto il mandato amministrativo.
Auguriamoci un buon lavoro, ricordando con Piero Calamandrei che “Per fare buona politica non c’è bisogno di grandi uomini, ma basta che ci siano persone oneste, che sappiano fare modestamente il loro mestiere. Sono necessarie: la buona fede, la serietà e l’impegno morale. In politica, la sincerità e la coerenza, che a prima vista possono sembrare ingenuità, finiscono alla lunga con l’essere un buon affare.”

Il Sindaco di Todi, Carlo Rossini – 11 giugno 2012

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Devoluti 1.590 euro in aiuto ai terremotati dell’Emilia Romagna.

Durante la serata di festa per la vittoria elettorale di Carlo Rossini, venerdì 1 giugno 2012 alla Sala Tiberina di Pian di Porto, sono stati raccolti 1.590 euro destinati al fondo per gli aiuti ai terremotati dell’Emilia Romagna.
Grazie a tutti coloro che hanno contribuito!

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Festa della Repubblica (2 giugno 2012) – Discorso del Sindaco di Todi, Carlo Rossini.

Di seguito il discorso tenuto dal Sindaco di Todi, Carlo Rossini, alle celebrazioni del 66° anniversario della fondazione della Repubblica Italiana, presso la Sala del Consiglio Comunale di Todi.

“Autorità,Cittadini,ragazzi,
a tutti voi un saluto ed un ringraziamento per la vostra presenza.
Prima di dare inizio alla cerimonia, propongo un minuto di silenzio per le vittime del terremoto che ha colpito le popolazioni dell’Emilia.
Grazie!

Oggi celebriamo la Festa della Repubblica , nata il 2 giugno 1946.
Questa data è strettamente legata ad altre date: 25 aprile 1945, giorno della liberazione del nostro paese dalla dittatura fascista e dall’occupazione nazista, 1 gennaio 1948, giorno in cui entrò in vigore la nostra Carta Costituzionale.
Tre date fondamentali nella storia del nostro paese a cui aggiungo anche quella del 17 marzo 1861, giorno in cui fu formalmente proclamata l’Unità d’Italia di cui abbiamo celebrato il 150 anniversario proprio l’anno scorso.
Festeggiare, non vuol dire solo “festa” nel senso classico della parola, ma significa anche riflettere, valutare le prospettive.
Festeggiare con voi questa data, assume quest’anno, per me , un sapore tutto particolare. Perché sono Sindaco di questa città da appena 10 giorni, e voglio essere il Sindaco di tutti: : senza distinzioni, senza divisioni, proprio nello spirito della nostra Costituzione. Una Costituzione nata da uomini e donne che seppero superare ogni divisione, ogni contrarietà in nome di una comunione d’ideali e di valori, e misero la loro esperienza, il loro pensiero, la loro stessa vita al servizio dell’unità e della libertà.
Così 66 anni fa le cittadine e i cittadini italiani scelsero la Repubblica ed elessero l’Assemblea costituente, che in un anno e mezzo provvide a redigere la Costituzione della nostra Repubblica, entrata in vigore il 1° gennaio del 1948.
Per noi che abbiamo un impegno politico, per tutti noi cittadini, la nostra Costituzione deve rimanere una guida continua.
L’On. Piero Calamandrei, in una sua orazione pronunciata il 2 giugno 1955 disse: «La Repubblica non fu e non doveva essere soltanto un cambiamento di forma di governo: doveva essere, e sarà, qualcosa di più profondo, di più sostanziale: il rinnovamento sociale e morale di tutto un popolo; la nascita di una nuova società e di una nuova civiltà».
Sta a noi, a tutti noi ‐ politici, amministratori,formatori nella scuola e nelle associazioni, genitori ‐ riprendere in mano la Costituzione, rileggerla e meditarla, proporla ai giovani.
Non è un esercizio inutile e retorico: quel popolo che più di sessant’anni fa fece consapevolmente e democraticamente l’opzione repubblicana fu il protagonista del divenire d’Italia, fu lo stimolatore delle migliori energie intellettuali, che scrissero meditandolo il testo della Costituzione, frutto equilibrato delle grandi culture politiche dello scenario nazionale.
“Liberi non sarem se non siam uni!” in questo verso che Manzoni scrisse nel 1815, in un’Italia divisa e prostrata, è contenuto il sale del nostro vivere civile: unità e libertà.
Dimostrare di credere nell’unità è possibile anche nella vita quotidiana di una città come Todi, che deve ritrovare concordia, collaborazione, con spirito sereno e con convinzione. Ci attendono anni di duro lavoro, di progetti che non posso, non possiamo affrontare da soli. Il Sindaco e la sua squadra hanno bisogno di essere supportati, aiutati, compresi. Le sfide della globalizzazione, la crisi economica e finanziaria, la mancanza di lavoro e di prospettive per le giovani generazioni rischiano di produrre una nuova frantumazione, più subdola addirittura di quella politica del nostro passato. Rischiano di produrre alienazione, sfaldamento, dispersione delle forze buone. Non dobbiamo permetterlo, c’è una nuova unità che dobbiamo costruire, un’unità civica e civile. Per Todi ritrovare l’unità vuol dire ritrovare la fiducia in sé stessa, nelle proprie risorse, nelle energie buone che possiede, negli uomini e nelle donne, nei suoi anziani, nei suoi giovani. Significa ricominciare a dialogare, a confrontarsi costruttivamente… tutti insieme, uniti. La storia della nostra unità è nata da piccoli eventi, da pochi uomini… ma anche da grandi ideali e grandi valori. Facciamoci interpreti, nella nostra realtà pur piccola, di grandi valori!
Il 2 giugno del 1946 fu anche un momento di liberazione e un’affermazione di libertà. Libertà di scelta, libertà di opinione, di voto. Il suffragio universale, finalmente concesso anche in Italia, riconobbe alle donne il ruolo fondamentale che esse hanno sempre occupato, e occupano, nella società italiana. Ma anche la libertà è una responsabilità. Essere liberi significa innanzitutto accettare anche la libertà altrui come misura della propria, trovare nel rispetto per l’altro la misura dei propri pensieri e delle proprie azioni. E rispetto per sé stessi, per la propria dignità e i propri valori, e rispetto per quelli altrui. Anche in questo caso, la globalizzazione ci pone di fronte grandi sfide. Il dialogo con l’altro, la conoscenza reciproca, la garanzia delle libertà nelle differenze di culture, di usi, di storie. La libertà è un progetto che dobbiamo costruire tutti insieme, perché chiuderci nel nostro piccolo mondo per paura dell’altro, significa limitare la nostra libertà trovando nell’altro un capro espiatorio. Dobbiamo invece aprirci ad un’integrazione giusta, rispettosa dei doveri e dei diritti. Anche in questo Todi può vantare grandi esempi, grazie all’opera silenziosa del mondo del volontariato, grazie alla mano ferma e intelligente delle Forze dell’Ordine, grazie alla buona volontà di tutti.
Conoscerci gli uni con gli altri, ci farà più liberi! Assumiamoci quindi ciascuno nel proprio intimo, questo dovere e diritto, la costruzione della libertà. Il passato ci sta davanti, è un patrimonio che abbiamo l’obbligo di non dimenticare, ma dobbiamo integrarlo fortemente con la costruzione del futuro. Ed è lo stesso obbligo che ci spinge a progredire, mettendo le nostre esperienze, i nostri errori, i nostri successi al servizio delle nuove generazioni. Esattamente come fecero quegli uomini e quelle donne che, dopo lotte e divisioni, dopo tragedie enormi, si avviarono silenziosamente quel 2 giugno del 1946 alle urne, per coltivare una speranza chiamata libertà.
L’Assemblea Costituente volle che il testo della Costituzione fosse depositato nella “Sala comunale di ciascun Comune della Repubblica per rimanervi esposto tutto l’anno 1948, affinché ogni cittadino possa prenderne cognizione” (XVIII disposizione transitoria e finale).
Il primo verbo dunque da coniugare nei confronti della Costrizione è quello di conoscere.
Certamente il testo, ma soprattutto la sua essenza e cioè “i diritti inviolabili dell’uomo” ed i “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” (art. 2).
Le azioni di divulgazione e conoscenza sono state per troppo tempo colpevolmente rimosse o sottovalutate nonostante gli strumenti e mezzi di comunicazione oggi a disposizione siano molto più efficaci del passato.
È certamente un segnale positivo la rinnovata attenzione che soprattutto in questi anni la scuola sta ponendo a questi temi e l’Amministrazione comunale ne deve stimolare e assecondare sempre le inclinazioni promuovendole.
In particolare i giovani, infatti, devono essere aiutati a cogliere la sapienza e ricchezza umana che si sprigionano da questo testo.
In un contesto sociale e demografico molto cambiato, soprattutto in questi ultimi anni, dobbiamo chiederci cosa significhi concretamente che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni sociale e personali” o quale impegno e quante risorse è giusto impegnare nel “compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…” (art. 3).
Forse ricorderete che tra i primi atti del suo mandato, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha voluto consegnare il testo della Costituzione ai ragazzi di una scuola romana.
A questo gesto, nel mio piccolo mi sono ispirato, per celebrare oggi la Festa della Repubblica insieme ai giovani neo-diciottenni della nostra città, facendo loro dono di una copia della Costituzione,
Festeggiare quindi il 2 giugno assieme a voi ragazzi che avete raggiunto la maggiore età assume un significato importante, particolare che va oltre il semplice ricordare una data storica.
AI compimento del 18° anno la Legge vi attribuisce il potere di agire assumendovi la responsabilità piena dei vostri atti, il potere di votare e tanti altri diritti insieme ad altrettanti doveri
Da qui in avanti diventa più forte e impegnativa la Vostra partecipazione all’interno della società civile e della comunità del Vostro Paese.
Il nostro messaggio quindi è : siete chiamati a mettervi al servizio dei vostri simili e della comunità nella costruzione del bene comune.
Solo quando capiremo che mettendoci al servizio dei valori più alti e nobili che stanno alla base del benessere comune, realizzeremo a pieno gli intenti della nostra Costituzione e renderemo onore ai sacrifici di vite umane e sofferenze che il nostro popolo, il popolo italiano ha dovuto affrontare.
A consegnare la Costituzione ho chiamato tre figure storiche della nostra città, tre partigiani giovanissimi nello spirito e nei valori che hanno dato il loro contributo alla liberazione e alla costruzione della nostra repubblica: Nelson Gilocchi , ErnestoZoccoli , Amedeo Milordini.
Dalle loro mani un messaggio di speranza alle generazioni future che intendo ripetere ogni anno.
W la Costituzione, W la Repubblica!”

Il Sindaco di Todi – Carlo Rossini
Festa della Repubblica, 2 giugno 2012

 

 

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FESTA INSIEME! Venerdì 1 giugno ore 20.30 – Sala Tiberina (Pian di Porto)

Venerdì 1 giugno, a partire dalle ore 20.30 presso la Sala Tiberina di Pian di Porto, festeggiamo insieme con cena e musica il successo elettorale di Carlo Rossini e della coalizione di centrosinistra.
Durante la serata saranno raccolti fondi per aiuti ai terremotati dell’Emilia Romagna.
Siete tutti invitati alla festa!
Vi aspettiamo!

 

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Proclamazione del nuovo Sindaco di Todi Carlo Rossini e passaggio delle consegne – mercoledì 23 maggio 2012.

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OBAMETTO – Yes we can!!!

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GRAZIE!!!

Carlo Rossini è il nuovo Sindaco di Todi con il 52,4% dei voti.
5.159 elettori hanno scelto Carlo Rossini.

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